Festa della Repubblica. L’intervento dell’assessore Cappelletti

Quando 72 anni fa, i nostri padri e le nostre madri, i nostri nonni e le nostre nonne, si recarono alle urne per scegliere il destino e il futuro di un Paese, che aveva sofferto fame, miseria, guerra, mancanza di libertà, non scelsero solo un cambiamento di forma, da un sistema all’altro. La nostra Italia, uscita da una guerra scellerata, voluta da un regime totalitario e antidemocratico, troppo a lungo aveva visto negate le libertà e i diritti fondamentali.

Il 2 giugno del 1946 si scelse la Repubblica, facendo sì che l’Italia venisse annoverata tra le nazioni liberali e democratiche, creando un nuovo ordine istituzionale: quello stesso ordine che prima era garantito dal Re, poi dallo stesso popolo, che aveva ora la possibilità di autogovernarsi.
Repubblica vuol dire “cosa pubblica”, e cosa pubblica vuol dire cosa di tutti, in egual misura, non sottoponendosi né a un re, né a nessun altro.

La Repubblica rappresenta il riscatto, rappresenta una forma di Stato che si pone al servizio dei cittadini e non viceversa. La Repubblica tripartisce il potere, per renderlo più equo lo limita, per garantire le libertà individuali.

Il 2 giugno 1946, per la prima volta nella storia d’Italia, si andava compiendo una delle forme più alte di democrazia: il suffragio universale, esteso in egual modo sia agli uomini che alle donne, ai ricchi e ai poveri, a chi aveva opinioni di un certo tipo e chi di un altro, dando vita ad una delle più grandi forme di giustizia, uguaglianza e libertà.
Miei cari spoletini, concittadini, amici; la repubblica, la libertà, la democrazia, il voto sono qualcosa di sacro che dobbiamo difendere con tutto ciò che possiamo, perché ci permettono di anteporre gli interessi dei più agli interessi delle pochi, il bene di tutti a quello delle parti; ma affinché queste non siano solo parole, ognuno di noi ha il dovere morale di rendersi partecipe della vita pubblica, scegliendo saggiamente ciò che conviene, prima di tutto, al benessere della totalità.

Non è fortuito che oggi siamo tutti qui, in questa piazza che ha un altissimo valore simbolico. Non è un caso che questa stessa piazza prima era dedicata a Vittorio Emanuele II e ora alla Libertà e dove prima c’era la statua di un Re, ora ci siamo noi, cittadini comuni. Non è un caso che questa piazza venne poi dedicata alla marcia su Roma e ora alla Libertà e dove prima c’era la casa del littorio, ora c’è la lapide dei caduti per quella libertà, per cui abbiamo tanto lottato.

Oggi abbiamo il privilegio di godere di un’ampia libertà politica, eppure essa non deve mai essere sottovalutata. Lo sapeva bene Piero Calamandrei, uno dei nostri padri costituenti, il quale conoscendo l’incommensurabile portata di questo valore disse che “la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale, solo quando comincia a mancare”.

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